I giorni

Questa é tua. Tutta per te!

Un cancello blu, la pensilina di attesa. Tutto sembra com’era . L’attesa, ancora, e poi un gran bel sorriso di chi era lì per riportarmi a te. La settimana finiva ma tutto incominciava da lì. Ritorni che erano molto più di quello che ci si puó aspettare.

Strade

che percorro ancora oggi

quasi con la stessa puntualità. Persone che non rivedo

più.

M’abituerò. L’ho fatto troppo in fretta e me ne sto pentendo perchè questa fine doveva durare un pó di più. Era giusto e io non l’ho rispettato. Quindi mi ci abituerò a partire da ora che ne sono un pó più consapevole.
Ancora. Asfalto , radio, sole o pioggia che fosse. Poi si usciva, dirottati

per strade che si facevano più strette ma mi facevano sempre più vicina a te. Però non bastava. Tu hai sempre pensato che io mi stuffassi di aspettarti e forse era vero. Ma oggi, oggi ti aspetterei fino a domani mattina. Oggi è come era uno di quei giorni in cui .. Scusa, non ricordo un solo giorno in cui io non ti abbia atteso con ansia.. Non c’è . E non c’é neanche più quell’ansia di aspettarti perchè so che non sono dove tornerai tu. Non sono davanti a quella fiamma sempre accesa che brucia nel tuo camino.

Noi

insieme

non ci siamo

più.

Ci sono un cancello blu , una strada dritta e poi, ora, c’é l’altra strada del bivio.. Quella sempre ignorata ,quasi mai ho pensato che l’avrei imboccata. E ora è la strada di tutti i giorni. Forse la strada per arrivare a te era un pó troppo dritta e un giorno ho sbandato e mi son fermata magari volendo inseguire una lucciola o qualche musica alternativa. E ho perso la strada. E ora sono qui che viaggio. Chissá se di quì passerai tu.

È strano che sia fin troppo regolare tutto questo.

Il tempo, quello no. Quello è diverso veramente. Non è più scandito come una volta.

Non basta più la sera per pensarti lontano. Ci voleva l’autunno con questa sua indecisa voglia di rincontrarci ma che bene o male si sà, arriverà.. Noi siamo sempre stati un pó autunno. Io l’estate , tu l’inverno, o forse viceversa.. ci incontravamo ogni anno, ogni pianto in cui si sentiva troppo gelo e non bastavano coperte a riscaldarci. E neanche,

soprattutto,

la tua fiamma

ancora ardua a morire.

Il tempo che scorreva lento come acqua di ruscello si è paralizzato però non so spiegarti come, i giorni, le settimane, i mesi sono più veloci che mai. Il mai del non ti lascerò mai. Lo stesso mai che io non consideravo e che forse nessuno considera mai abbastanza.

Si tende

tutti

a scivolare su questa lastra ghiacciata di tempo

che noi stessi congeliamo

con l’aria che tira dentro

e le finestre sempre più rotte

da cui ci scappa un pó di tutto

anche le promesse.

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