Un Natale a luci spente


Un quarto alle 7, il treno non arrivava e V aspettava sui binari con la nebbia delle sigarette che le offuscava la vista e i pensieri. Rifletteva su quello che é considerato il giorno più felice dell’anno e a come l’avesse trascorso. Le passò in mente l’immagine di sè in mezzo ai parenti-la guardavano male perché sapevano tutto di lei o almeno ne sapevano la loro versione.
Di così tanti luoghi c’era solo un posto in cui avrebbe voluto andare e non esitò. C’era una precisa persona che tra tutti i posti accanto a lei in cui avrebbe potuto sedersi, in realtà, vagava solo per la sua testa e per il suo cuore. 

” È Natale ” si ripeteva, ma questo non la cambiava; ancora una volta perché non era giusto. Per quanto provasse a far andare giù l’antipasto, l’arrosto e il dolce, l’amarezza copriva tutto e il senso di rigetto si faceva sentire. 

Gli sguardi di chi la pensava nell’insieme non la sfioravano; come se fossero cineprese silenziose e inscrutabili, pronte a catturare ogni espressione di chi si fa riprendere. Quanto è compassionevole la gente…che poi non si ricorda neanche di lei, se non c’é. Che cerca di salutarla in ogni modo quando si vede benissimo che lei non vorrebbe neanche condividere lo stesso ossigeno con loro. Perché la gente è così; vive a situazione. Non ti pensa quando non ci sei o quando non ha bisogno di te. E di questo, di tutto questo, lei era stufa. Così quel giorno maledetto di Natale, tra qualche falso augurio, la sfiorò anche l’idea che se non le scrivevano forse lei non aveva colpe.  

Un ragazzo che poco fa era in sala d’aspetto con la sua famiglia, ora stava davanti a lei, sull’altro lato dei binari. Erano soli in stazione, li accompagnava la voglia di partire e il rumore di un treno acceso che aspettava non si sa bene cosa. La stazione era scura, le luci dovevano essere lì da molto tempo oppure mancavano proprio; il buio era quasi totale e la sagoma del ragazzo sfumava dentro all’ombra che lo avvolgeva. L’unico dettaglio che interferiva era un puntino rosso vivo che illuminava il volto dello straniero. Questo sembrava non aver bisogno di altro che un altro po’ di rosso per star meglio e il puntino sembrava diventare più vivace ogni volta che si avvicinava al volto del ragazzo, come se baciandosi si illuminassero entrambi. Poi subito svanì nel fumo la magia e il rosso man mano si affievolì, perdendo di intensità e quasi d’ interesse rispetto al ragazzo.

Tutto si amplifica talmente nel buio che V percepì l’esalazione del respiro e il calore di quel rosso vicino a sè, come se fosse lei ad avvicinarsi sempre più alla bocca dello sconosciuto. Ecco, il puntino tornò ad illuminarsi e… un treno interruppe all’improvviso la scena sfrecciando davanti agli occhi di lei e richiamandola alla realtà.
Salì sul treno, entrò nella cabina e si sedette nei primi tre posti dell’angolo a sinistra che davano sulla porta. Il suo solito posto.

Ognuno ha il proprio posto in giro per luoghi, treni o nel cuore della gente. Solo che lei aveva conosciuto i treni finora. E comunque tenderebbe a sedersi nell’angolino sempre per non disturbare e per essere pronta ad uscire dalla porta di fronte, in caso di emergenza .

Il treno era molto più affollato di quel che pensava, per essere Natale … la presenza degli estranei sembrava confortarla, come se lei, con loro, fosse libera di essere educata, distaccata, dolce o stronza, in qualsiasi modo volesse o le capitasse di essere. Anche se era Natale. Era accompagnata così da qualcuno che non le doveva niente e che da lei non si aspettava nulla; sembrava essere questo il motivo della sua improvvisa serenità. Quei sedili sembravano più comodi del lunedì mattina e persino del venerdì sera, insomma non si era mai sentita tanto perfetta su un treno. Al proprio posto.

A pranzo aveva visto che dopotutto non era necessaria, che le cose a tavola arrivarono con tranquillità e che poteva starsene seduta a mangiare quel che restava del lavoro degli altri. Ma oramai non le importava chi aveva fatto cosa, che tanto a fine giornata nessuno fa i conti sugli altri. Lei pretendeva ancora troppo e gli altri non si aspettavano nulla da lei e quel giorno si era visto. Era questo a darle fastidio. Lei sognava quella strana necessità di sentirsi utili anche solo per un minuto a qualcuno o qualcosa. Si ripeteva che tanto le persone non cambiano e aveva capito che anche le cose non facevano altrettanto. Per cui con calma e senza esitare mise ciò che c’era nella valigia e partì pensando di abbandonare quell’inutilità.
E guardando le luci che puntellavano l’oscurità al di fuori del finestrino si chiedeva se quel giorno fosse davvero Natale.
Ma le faceva più male di ogni altra cosa il fatto che quella sera l’avrebbe passata sola nell’anima, in cui ora più che mai le mancava un compagno.

Annunci

One thought on “Un Natale a luci spente

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...